Il barbo italico, Barbus plebejus Bonaparte, 1839

Geonemia: l’areale della specie interessa tutta la zona Padana ed i restanti bacini afferenti all’Adriatico, il Vomano, Istria, parte della Dalmazia. Il limite sud sul versante adriatico dell'Italia non può essere stabilito con certezza, perché questa specie è una di quelle maggiormente oggetto di semine ed introduzioni. Nel distretto Tosco-Laziale, specialmente nei bacini dei fiumi Arno, Ombrone, e Tevere è certa la sua presenza in passato. Nel nostro Paese rappresenta comunque un sub endemismo

Habitat: il barbo è un pesce prettamente reofilo (Huet, 1949; Baras and Cherry, 1990), sebbene sia caratterizzato da discreta valenza ecologica: risulta dunque in grado di occupare vari tratti di un corso d’acqua,  prediligendo comunque i tratti medio-alti caratterizzati da corrente vivace, acqua limpida e fondo ghiaioso. Nell'ontogenesi si evidenzia comunque una marcata variazione di utilizzo dell'habitat: si denotano differenze nell'utilizzo dei microhabitat già nel primo anno di crescita, in quanto la classe di taglia > 1+ predilige acque relativamente veloci e profonde rispetto allo stadio di dimensione minore (Watkins et al., 1997). Gli esemplari giovanili sono comunque in grado di utilizzare sia habitat lotici sia lentici (Copp et al., 1994; Baras et al., 1995; Watkins et al., 1997), sfruttando peraltro la vegetazione come rifugio dagli eventi di piena e dalla predazione (Power, 1987; Copp, 1992). La portata del corpo fluviale è direttamente proporzionale al drifting delle larve a valle (Copp et al., 2002): tale fenomeno assicura la dispersione delle popolazioni verso valle, massimizzando la fitness (Jonsson, 1991; Copp et al., 2002). La presenza di substrato ghiaioso è importante per la riproduzione. Gli esemplari di taglia maggiore sono soliti colonizzare aree a valle dei letti di frega, mostrando capacità di tollerare una certa torbidità dell’acqua e di vivere bene anche in ambienti a moderata velocità d'acqua. Popolazioni di modesta entità sono presenti anche in laghi oligotrofici.

Biologia: è un pesce gregario, di taglia medio-grande che vive in piccoli gruppi, preferibilmente nei tratti dove l’acqua è più profonda. Ha abitudini bentoniche, soprattutto per motivi trofici. La dieta è costituita prevalentemente da macroinvertebrati, come larve di insetti e crostacei, gasteropodi ed occasionalmente macrofite. L’accrescimento è simile nei due sessi ma la sopravvivenza delle femmine è superiore, infatti i maschi, che costituiscono il 33-40% della popolazione al terzo anno di età, decrescono progressivamente fino a scomparire con le classi di età 6+ e 7+. Studi condotti sull’accrescimento nel Fiume Po hanno evidenziato che la LT a 1 anno è 14-20 cm e 20-100 g di peso, a 3 è 32-34 cm e 450-500 g di peso, a 5 è 41-42cm e 950-1.050 g ed a 7 anni (solo femmine) arrivano a 70 cm per 3200 g circa. La maturità sessuale viene raggiunta a 2-3 anni nei maschi e a 4-5 anni nelle femmine. Non esiste un evidente dimorfismo sessuale. La deposizione è generalmente evento singolo (Baras, 1993). La riproduzione ha luogo quando la temperatura dell’acqua raggiunge i 16-17 °C, quindi tra Aprile e Luglio a seconda della posizione geografica. Durante la stagione riproduttiva i barbi risalgono i corsi d’acqua compiendo vere e proprie migrazioni di decine di km, fino a trovare aree con fondale ghiaioso e corrente vivace:   il barbo mostra alta fedeltà ad un sito riproduttivo negli anni (Hancock et al., 1976; Baras, 1995b).  Nel periodo riproduttivo i maschi raggiungono i letti di frega prima delle femmine (Lucas e Batley, 1996), al fine di massimizzare il numero di femmine fecondate  (Hancock et al., 1976).  La deposizione tende a protrarsi nel tempo; le uova sono relativamente grandi (1.95 to 2.37 mm) e vengono deposte preferenzialmente sulla ghiaia (Kryzhanovsky, 1949) a profondità variabili. Le uova schiudono dopo 8 giorni a 16 °C. A 15-20 gg. Merita una particolare menzione l'estrema vagilità della specie: studi effettuati in Inghilterra confermano la tendenza del barbo di risalire nel periodo riproduttivo e di migrare verso valle in quello autunnale, soprattutto in concomitanza con eventi di piena (Lucas and Frear, 1997). Malgrado la vagilità gli studi confermano un forte homing (Baras, 1996; Lucas e Batley, 1996; Ovidio et al., 2007), portando a definire la specie come "stazionaria e vagile" (Hunt e Jones, 1974; Penaz et al., 2002). Riassumendo i risultati ottenuti in alcuni fiumi europei (Hunt and Jones, 1974; Pelz e Kastle, 1989; Baras and Philippart, 1989; Baras and Cherry, 1990; Baras, 1997) è possibile concludere che il barbo abbia un home range annuo di circa trenta Km.

Conservazione: il barbo è una specie relativamente resistente, in grado di tollerare modeste compromissioni della qualità delle acque: può infatti definirsi specie euriecia. Risente però negativamente degli interventi antropici sugli alvei: le alterazioni delle caratteristiche ambientali e soprattutto del substrato necessario per la riproduzione possono determinare una forte contrazione delle popolazioni. Un ruolo importante nel decremento della specie nelle nostre acque pare, attualmente, la diffusione di una o più specie esotiche di Barbus (Barbus spp.), con le quali sembrerebbe non solo entrare in competizione trofica ma anche ibridarsi. La specie, in quanto litofila,  necessita di raggiungere substrati riproduttivi specifici. Tale necessità, che trova peraltro conferma in  una  conformazione morfologica particolarmente adatta al nuoto, è spesso negata a causa della presenza di sbarramenti artificiali quali dighe o briglie. La frammentazione degli habitat fluviali sembra condizionare fortemente la vitalità delle popolazioni europee.

 

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