La savetta, Chondrostoma soetta Bonaparte, 1840

Geonemia: è presente in quasi tutta l’Italia settentrionale, in seguito a ripopolamenti effettuati a favore della pesca sportiva, la savetta è rinvenuta anche in alcuni laghi artificiali dell’Appennino Tosco-Emiliano e del Lazio.

 

Habitat: la savetta vive in acque profonde e poco correnti dei tratti medio-bassi dei corsi d’acqua di maggiori dimensioni e negli ambienti lacustri oligo- e mesotrofici. Effettua notevoli spostamenti tanto nelle acque lacustri quanto negli ambienti fluviali, portandosi in prossimità  del litorale soltanto durante la stagione calda (Grimaldi e Manzoni, 1990); si sposta nei tratti medio-alti dei fiumi e nei corsi d’acqua di minori dimensioni durante la stagione riproduttiva.

 

Biologia: è un pesce gregario di taglia media (la lunghezza totale massima è di circa 40 cm e il peso di oltre 900 g), presumibilmente attivo tutto l’anno. La conoscenza della sua biologia è per alcuni aspetti lacunosa, e ciò non si accorda con la necessità di predisporre validi interventi di conservazione della specie. L’età massima riscontrata in natura è di 11 anni. L’accrescimento è piuttosto lento: a tre anni la lunghezza è di 13-15 cm, a 5 è di 22-26 cm; le femmine hanno una crescita più rapida dei maschi, ma solo a partire dal 5° anno di età. Gli esemplari di taglia maggiore sono in prevalenza femmine, probabilmente perché i maschi hanno un tasso di sopravvivenza minore.

 

Dal punto di vista trofico la savetta può essere definita un “pascolatore” di fondo, che svolge la sua opera grazie a un particolare adattamento morfologico: la bocca è in posizione infera e la mascella inferiore è rivestita da un ispessimento corneo, duro e tagliente. La componente vegetale è sempre nettamente prevalente nella dieta, con percentuali che variano dal 60 al 95% circa del cibo ingerito, ed è costituita da alghe epilitiche, macrofite ed occasionalmente parti di piante della vegetazione ripariale; insieme ai vegetali ingurgita anche elementi zoobentonici, soprattutto molluschi gasteropodi. L’età in cui viene raggiunta la maturità sessuale sembra essere variabile, in relazione alla velocità di accrescimento; in ambiente fluviale sono stati osservati esemplari maturi di entrambi i sessi all’età di tre anni (14 cm circa di lunghezza totale). Non c’è dimorfismo sessuale. La riproduzione ha luogo in aprile e maggio ed è accompagnata da una sorta di migrazione all’interno dei sistemi idrografici: nei laghi e nei tratti medio-bassi dei fiumi le savette si riuniscono in gruppi composti da centinaia di individui; risalgono quindi i corsi d’acqua, anche gli immissari e gli affluenti di piccole dimensioni, fino a trovare le caratteristiche ambientali tipiche della Zona dei Ciprinidi a deposizione litofila; qui, in acque fresche e correnti, su fondali ghiaiosi in prossimità delle rive, avviene la deposizione dei gameti. Le femmine depongono circa 100000 uova del diametro di 1,5 mm (Grimaldi e Manzoni, 1990). Osservazioni compiute sui siti di riproduzione individuati nei corsi d’acqua immissari dei laghi Maggiore e di Lugano, hanno portato ad una loro descrizione particolareggiata: profondità compresa fra 0,1 e un metro; velocità dell’acqua, misurata a 5 cm dal fondo, 0,3-1,1 m/s; temperatura 10,4-17,1 °C; substrati di deposizione dei gameti prevalentemente ghiaiosi, ma occasionalmente costituiti da vegetazione acquatica, sabbia e rocce.

 

Conservazione: la savetta è una delle specie ittiche delle acque interne che ha subito i maggiori danni dalla costruzione di dighe ed altri sbarramenti lungo il corso dei fiumi italiani. Questi manufatti impediscono alle savette la libera circolazione nei corsi d’acqua, necessaria per raggiungere le zone idonee alla frega. Anche l’artificializzazione degli alvei nei tratti medio-alti dei corsi d’acqua ed il prelievo di ghiaia per l’edilizia rappresentano concrete minacce per la specie, determinando la riduzione delle aree di frega. Nel Friuli-Venezia Giulia le popolazioni di savetta sono minacciate anche dalla competizione con Chondrostoma nasus, specie alloctona introdotta negli anni ’60. Per garantire lo svolgimento del ciclo biologico delle popolazioni di Savetta, e quindi la loro sopravvivenza, si individuano le seguenti misure:realizzazione di passaggi per pesci in corrispondenza delle dighe; tutela delle aree di frega, e più in generale della “naturalità” dei tratti medio-alti dei corsi d’acqua. È necessario evitare anche l’introduzione di specie aliene aventi simile nicchia ecologica.

 

 

 

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