Stato di avanzamento delle attività di riproduzione artificiale, ripopolamento e successivo monitoraggio per la verifica dei risultati raggiunti.

 

 

 

Azione C2 “Allevamento e ripopolamento di Acipenser naccarii e di altre specie di interesse comunitario nei siti della Rete Natura 2000 compresi nell’area di progetto”

Le attività realizzate nell’ambito di questa azione hanno permesso in questi anni di predisporre e consolidare i protocolli di riproduzione artificiale delle specie target, Storione cobice, Savetta, Lasca, Pigo e Barbo comune.

Negli anni sono stati realizzati una serie di accordi con realtà esterne al Parco Ticino, che hanno permesso di perseguire al meglio gli obiettivi, in particolare con l’incubatoio regionale di Abbiategrasso (MI), quello della FIPSAS di Somma Lombardo (VA) e in parte l’incubatoio del Tinella (VA).

Scarica i protocolli di riproduzione arificiale dei ciprinidi »

Storione cobice: le attività legate alla riproduzione artificiale di questa specie sono proseguite secondo il protocollo ormai consolidato e già attuato dal Parco da anni. 

Negli ultimi anni al fine di rendere più efficiente l’attività, si è praticata una selezione dell’ingente pool di riproduttori presenti presso le strutture del Parco, selezionando i soggetti per taglia, sesso, anno di maturazione e per profilo genetico. I soggetti scartati sono stati utilizzati per le attività di biotelemetria. 

Una delle fasi più critiche dell’intero ciclo di riproduzione artificiale, è rappresentata dallo svezzamento delle giovani larve. In questa fase si riscontrano le maggiori perdite dovute oltre che ad una naturale mortalità, anche alla difficoltà dei giovani storioni ad abituarsi ad alimenti artificiali. Negli ultimi due anni, con l’obbiettivo di migliorare i risultati in questa fase, il Parco ha iniziato una collaborazione con il dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie dell’Università di Bologna, dove sono state attuate sperimentazioni sullo svezzamento dei giovani storioni che hanno portato a un significativo miglioramento. 

Per quanto riguarda la fase di riproduzione artificiale eseguita nel 2017, si sono ottenute dalla spremitura un notevole numero di uova stimate in circa 500.000, prodotte dalla spremitura di ben 8 femmine. Avendo quindi a disposizione un notevole numero di uova fecondate, l’incubazione è stata ripartita nelle strutture sopracitate, sia per motivi di spazio, sia per una preventiva tutela da eventuali imprevisti che avrebbero potuto portare alla perdita dell’intera produzione se quest’ultima fosse stata trattenuta in una sola struttura. C’è stata un’ottima percentuale di schiusa stimata intorno al 75% e sono state rilasciate in ambiente naturale oltre 200.000 mila larve a sacco vitellino. Le rimanenti sono state trattenute presso l’incubatoio della Fagiana per proseguire la fase di accrescimento e svezzamento. Ad oggi, in incubatoio sono presenti circa 5.000 giovani storioni che stanno accrescendo prima del loro trasferimento presso le vasche seminaturali di Cassolnovo, dove inizieranno ad adattarsi alla vita selvatica e rimarranno fino al loro rilascio in natura.

La produzione di storioncini da ripopolamento ha permesso in questi anni di rilasciare un totale di 4.317 storioni marcati con Pit-Tag di età compresa tra 2+ e 4+, oltre a un totale di 100 adulti marcati con trasmettitore a ultrasuoni; tutti sono stai rilasciati nel fiume Ticino e nel Fiume Po, sia in provincia di Rovigo che in provincia di Piacenza. A questi si aggiungono 300.000 larve a sacco vitellino riassorbito e a 40.000 soggetti fra 0+ e cm.2.

Oltre a questi soggetti seminati nel Fiume Ticino e nel Po, altri esemplari sono stati immessi in tre aree a sud del Delta del Po, dall’Università di Bologna, che ha cooperato con il Parco negli ultimi tre anni di progetto. In totale sono stati rilasciati 790 esemplari 0+ e 436 esemplari di età compresa tra 1+ e 2+. Questi derivavano da uova fecondate prodotte durante le spremiture effettuate dal Parco Ticino in questi anni di progetto. 

Ciprinidi reofili (Lasca, Pigo, Savetta e Barbo comune): le azioni previste per queste specie hanno avuto di fatto due scopi fondamentali: determinare un protocollo efficace di riproduzione artificiale specifico per ognuna di esse e produrre materiale da ripopolamento. I due obbiettivi sono naturalmente correlati, e in questi anni si sono riusciti ad ottenere buoni risultati per entrambi. In particolare sono da segnalare gli ottimi successi avuti per la Lasca, di cui inizialmente si avevano pochissime informazioni riguardo le modalità con cui effettuarne la riproduzione artificiale. Al termine del progetto si è arrivati a definire questi protocolli, utilizzati dal Parco e che potranno essere utilizzati da chi ne avrà necessità. 

Dal punto di vista della produzione di novellame da ripopolamento, gli obbiettivi previsti a inizio progetto sono stati rispettati e in alcuni casi anche superati. Rispetto agli obbiettivi iniziali si è maggiormente concentrata la semina su soggetti intorno ai sei mesi, tralasciando di più i soggetti a sacco vitellino riassorbito. Questo è stato fatto al fine di utilizzare come materiale di semina animali di maggior taglia con una maggiore probabilità di sopravvivenza. In tutto sono stati rilasciati più di 1.800.000 esemplari di cui 485.000 a sacco vitellino riassorbito e circa 1.400.000 soggetti svezzati di alcuni mesi di vita. 

Un importante contributo alla riproduzione di queste specie è stato dato dalla disponibilità di uno stagno artificiale presente presso l’incubatoio regionale di Abbiategrasso (MI), che ha permesso di affrontare la fase di svezzamento e primo accrescimento di queste specie con ottime rese. Questo ambiente infatti, ricrea condizioni estremamente favorevoli ai giovani ciprinidi, che trovano qui una grande disponibilità di cibo naturale nelle prime fasi di vita e ottimali condizioni termiche. 

Per quanto riguarda la Lasca si è potuto sviluppare un protocollo di riproduzione artificiale piuttosto efficace, che ha permesso di produrre un notevole numero di soggetti. Ad oggi sono utilizzati dal Parco due pool di riproduttori: uno più ridotto presente presso l’incubatoio della Fagiana, e uno più consistente, ospitato presso l’incubatoio FIPSAS di Varese. 

Per quanto riguarda il Pigo invece, la cui riproduzione rimane legata alla cattura di soggetti selvatici in natura durante la riproduzione, si è notato negli anni un calo drastico della disponibilità di riproduttori nelle storiche aree di frega individuate a Somma Lombardo (VA). Grazie alla collaborazione con i pescatori della FIPSAS di Novara, nell’ultimo anno di attività si è individuata una nuova area dove poter recuperare dei riproduttori.

Problematica è stata invece in quest’ultimo anno, la riproduzione artificiale della Savetta. A causa di fattori purtroppo non identificati, pur avendo a disposizioni un buon numero di adulti pronti per la riproduzione, dopo induzione ormonale come fatto negli anni precedenti, non si sono ottenute uova dalle femmine indotte. 

Infine per il Barbo, la spremitura ha riguardato solo una femmina, che a seguito di induzione ormonale ha rilasciato circa 120 ml di uova poi fecondate con 4 maschi, producendo circa 10.000 avannotti.

 

 

 

Log-in





Il sito è realizzato con il contributo dello strumento finanziario LIFE della Comunità Europea.