Storione Cobice

 Geonemia: la specie è endemica nel bacino del Mare Adriatico. Nelle acque interne l’areale storico riguarda soprattutto i principali corsi d’acqua dell’Italia settentrionale (Fiumi Po, Adige, Brenta, Livenza, Piave e Tagliamento); della Dalmazia (Fiumi Cetina e Narenta) e dell’Albania, nel bacino della Buna, nel Lago di Scutari, al confine tra Montenegro e Albania. Il cobice è stato segnalato anche a Corfù (Kottelat, 2007).

Habitat: lo storione cobice è un migratore anadromo. In mare occupa le aree in prossimità degli estuari, di preferenza su fondali fangosi e sabbiosi, a 10-40 m di profondità; non si allontana dalla linea di costa, mostrando così abitudini molto meno “marine” rispetto agli altri due storioni un tempo presenti in Italia. Dalle zone costiere-estuariali la specie risale i fiumi di maggiori dimensioni a scopo riproduttivo, sebbene sia in grado di adattarsi ad un intero ciclo vitale in acqua dolce, dando vita a popolazioni landlocked. la sua valenza ecologica nelle acque interne sembra essere discreta.

 

Biologia:  è un pesce di taglia grande: la lunghezza massima è di 200 cm circa, anche se raramente supera i 140-150 cm e il peso di 25-30 kg); oltre che per la taglia, si distingue dal congenerico Acipenser sturio per il diverso profilo della testa che, osservata dorsalmente o ventralmente, ha profilo più arrotondato.  Sebbene la specie sia anadroma è stato dimostrato che essa può svolgere l’intero ciclo biologico in acqua dolce, se vincolata da frammentazione del proprio areale. Negli Acipenseridi esistono tre diverse modalità di svolgimento del ciclo biologico: specie o popolazioni che compiono l’intero ciclo in acqua dolce; specie o popolazioni che si riproducono in acqua dolce e permangono a lungo nelle acque interne (accrescendosi nelle acque salmastre degli estuari); specie o popolazioni che si riproducono in acqua dolce e che raggiungono rapidamente il mare dopo la deposizione dei gameti. Alcune specie, come ad esempio Huso huso, adottano una sola delle tre alternative; altre specie, come varie del genere Acipenser, adottano due o tutte e tre le possibili alternative, essendo costituite da popolazioni che vivono in modo diverso nelle diverse parti dell’areale. Lo storione cobice appartiene al secondo gruppo, ma qualche popolazione potrebbe mostrare tendenze e capacità a vivere come gli Acipenseridi del primo gruppo; la presenza di esemplari nel Po a monte della diga di Isola Serafini, difficilmente superabile dagli individui in fase di rimonta, sembra essere un elemento a favore di questa ipotesi. La dieta, studiata nei Fiumi Po e Ticino su esemplari di lunghezza compresa fra 30 e 130 cm, comprende esclusivamente invertebrati bentonici: crostacei gammaridi (43%), larve di ditteri (24%, in prevalenza chironomidi) oligocheti (21%), asellidi (5%). Gli esemplari di maggiori dimensioni si nutrono anche di pesci. L’accrescimento, preso in esame negli stessi ambienti fluviali su esemplari di lunghezza totale compresa fra 16 e 164 cm (0,016-26,8 kg), è molto rapido: a 3 anni viene raggiunta la lunghezza di 90-110 cm; a 5 anni la lunghezza di 120-150 cm. Risultati diversi sono noti per il tratto terminale del Po, dove sembra che la lunghezza di un metro (8-9 kg di peso) sia raggiunta solo a circa 10 anni di età. In ogni popolazione le femmine risultano in numero maggiore rispetto ai maschi. La maturità sessuale sembra essere raggiunta nei maschi a 6 anni di età (lunghezza maggiore di 80 cm) e nelle femmine a 9 anni di età (lunghezza maggiore di 90 cm). Non c’è dimorfismo sessuale. Scarsissime sono le conoscenze sulla riproduzione: il periodo riproduttivo ricade in primavera (maggio e giugno), ma può interessare anche la prima parte dell’estate; la deposizione dei gameti avviene in acque ferme o moderatamente correnti presso le rive su substrati ghiaiosi, con discreta ossigenazione. Ciascuna femmina ovula ogni 2-4 anni e la deposizione completa delle uova avviene nell’arco di dodici ore, con una serie di emissioni successive. Ogni femmina è in grado di deporre una quantità di uova che varia tra alcune centinaia di migliaia fino a 5 milioni. Negli anni ’50 era stata avanzata l’ipotesi che deposizioni occasionali possano avvenire anche in acque salmastre non lontano dal mare; essa è stata però rigettata alla luce dei risultati degli studi sull’acclimatazione alle acque salmastre ed i suoi effetti sull’accrescimento, sul metabolismo respiratorio e sulla capacità di nuoto dei giovani dell’anno, compiuti da McKenzie et al. (2001), che mostrano un adattamento solo parziale dei soggetti ad ambienti iperosmotici. Studi condotti da alcuni autori hanno dimostrato, infatti, che il limite massimo di salinità sopportabile dai giovani di storione sembrerebbe non superare il valore del 20 per mille (Cataldi et al.,1995; Cataldi et al., 1998). Studi condotti, invece, in Spagna nel 2000 su di esemplari giovanili, hanno evidenziato la capacità di sopravvivere anche in ambienti con salinità del 35 per mille grazie ad una serie di meccanismi osmoregolatori compensativi (Martinez-Alvarez et al., 2002).

Conservazione: lo storione cobice è uno dei pesci indigeni nelle acque dolci italiane a maggior rischio di estinzione, con una forte contrazione demografica, dovuta alla pesca professionale, che è stata esercitata anche su esemplari in età pre-riproduttiva (fino al 1987 la misura minima era 60 cm); alla costruzione di dighe, che impediscono il raggiungimento delle aree di frega; al degrado degli habitat. La situazione è particolarmente critica per la riduzione dell’areale; in Croazia e Montenegro, viene considerato estinto. La sua presenza in Italia è oggi limitata al bacino del Po e, in misura inferiore, ai principali fiumi del Veneto. Recenti indagini condotte sul Fiume Ticino hanno evidenziato l’esistenza di una popolazione rarefatta e attualmente in declino, anche se in buono stato di salute (Graia srl, 2004) e adattata a completare il ciclo vitale senza essersi accresciuta in mare. Sono urgenti concrete misure recentemente approvate dalla L.R. e redatte a seguito di due distinti progetti Life Natura indirizzati alla conservazione della specie. In tutte le regioni del bacino del Po la pesca di tale specie è vietata tutto l’anno.

 

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