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Newsletter 19 del 10 Aprile 2018

Recupero della boa di monitoraggio storioni a Isola Serafini

Come ormai sapete le newsletter vogliono rappresentare non solo un momento di informazione sulle attività portate avanti dal progetto, ma anche uno strumento per raccontare quelle piccole e grandi storie che pur avvenendo dietro le quinte sono di rilevante importanza per raggiungere gli obbiettivi previsti. Proprio in questa direzione va vista la cronaca del recupero della boa sonar a Isola Serafini.

Per aiutare a comprendere meglio la eco-etologia degli storioni nel Po, nell’ambito di questo progetto 100 esemplari adulti sono stati dotati di emettitore sonar prima del loro rilascio in fiume.

Questi strumenti, di 8 cm di lunghezza per 2 di diametro, sono inseriti nell’addome del soggetto mediante una piccola incisione, ed ognuno è codificato per emettere uno specifico impulso che rende identificabile quel dato soggetto da tutti gli altri rilasciati; grazie alla potenza della batteria interna e al ridotto consumo in emissione, consentono di seguire gli storioni per circa 3 anni dal loro rilascio.

Per il rilievo dei segnali emessi dagli esemplari il progetto ha attivato una doppia rete di monitoraggio, affiancando a boe fisse posizionate in punti strategici, uscite in barca con idrofono portatile. Come illustrato nella successiva figura, i 6 ricevitori fissi sono stati posizionati in modo tale da coprire tutta l’area di rilascio: dal Ticino (boa posizionata a Bereguardo), a Isola Serafini (boa a monte del passaggio pesci) sino a prima del delta ( Ferrara Canottieri, e Ro Ferrarese, per la sponda emiliana; Occhiobello e Papozze, per la sponda rodigina).

Localizzazione delle 6 boe sonar fisse per il monitoraggio degli storioni rilasciati con emettitore.
Localizzazione delle 6 boe sonar fisse per il monitoraggio degli storioni rilasciati con emettitore.



Verso la fine dello scorso anno, mentre gli incaricati del monitoraggio della provincia di Piacenza stavano effettuando il recupero della boa posizionata a Isola Serafini per il periodico scarico dei dati, si verificava la rottura del cavo d’acciaio che tratteneva il ricevitore, a causa della corrosione dovuta alle correnti galvaniche presenti.

Immediatamente i referenti della Provincia di Piacenza si attivavano per poter procedere al recupero dello strumento, ma la cosa risultava da subito non semplice, dovendo operare all’interno dell’invaso della centrale idroelettrica di Isola Serafini caratterizzato da forte corrente generata dal salto idraulico per le turbine e dal rilascio di acqua per il Deflusso Minimo Vitale, torbidità e da un fondale con accumulo di sedimento.

Si trattava quindi di dover far ricorso a personale altamente preparato ad operare in situazioni di criticità; per questo motivo si è interpellato il Circolo sommozzatori della Protezione Civile di Piacenza, che ha dato la sua piena disponibilità a procedere.

Grazie anche alla fattiva collaborazione di Enel Green Power, domenica 5 novembre 2017 alle ore 8.30 prendevano il via le operazioni di recupero, in una giornata inclemente caratterizzata da vento pioggia e una temperatura piuttosto bassa, condizioni non proprio ideali per l'immersione nel Fiume.

Nonostante le condizioni avverse, i Volontari del Gruppo sommozzatori di Piacenza mettevano in acqua il natante d'appoggio, e dopo aver caricato le attrezzature di supporto e si dirigevano verso lo sbarramento. Giunti sul posto posizionavano, con l'aiuto del restante personale a terra, un paio di funi ancorate al fondo con funzione di cavo guida.

Tutti i dispositivi di sicurezza venivano controllati, mentre sull’imbarcazione due sommozzatori venivano preparati per l’immersione.

Tutti i dispositivi di sicurezza venivano controllati, mentre sull’imbarcazione due sommozzatori venivano preparati per l’immersione.

Prima uno e poi l'altro scendevano in acqua

Prima uno e poi l'altro scendevano in acqua e assicurati alle funi guida si immergevano per iniziare la ricerca della boa con l’aiuto di un faro, vista la notevole torbidità dell’acqua.

Dopo pochi minuti emergevano riportando in superficie la boa che giaceva sul fondale a circa 10 metri di profondità.

Dopo pochi minuti emergevano riportando in superficie la boa che giaceva sul fondale a circa 10 metri di profondità.

Dopo un’attenta verifica della sua funzionalità, la boa è stata riposizionata in sede ed ha ricominciato il suo lavoro di registrazione di eventuali presenze in loco di esemplari marcati.  

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